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Dopo
una lunga malattia, è morto Nino Manfredi: non solo un
grande attore entrato nella storia del cinema italiano,
ma anche un artista capace di dare un volto all'Italia
del Dopoguerra, capace di spaziare da ruoli drammatici a
comici con innata versatilità Nasce il 22 marzo del 1921
a Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone.
Dopo la laurea in giurisprudenza decide di intraprendere
la strada della sua vera e grande passione, quella del
cinema ed entra nell'Accademia d'arte drammatica di
Roma. Alla metà degli anni Quaranta, inizia a varcare le
soglie del palcoscenico, prima al Piccolo Teatro di
Milano con Shakespeare e Pirandello e poi nei teatri
romani. A cui segue la rivista, il cinema e la
televisione. Una carriera lunga ben 54 anni con 95 film
che lo hanno visto protagonista, come "Tempo di
villeggiatura (1956), "Susanna tutta panna" (1957),
"Guardia, ladro e cameriera"(1958); "Anni ruggenti"
(1962); "Il padre di famiglia" di Nanni Loy (1966);
"Vedo nudo" di Dino Risi (1969) a "Lo chiameremo Andrea"
di De Sica (1972); "Il giocattolo" di Montaldo (1979);
"Nudo di donna" (1981).
Ed è proprio nel cinema che il grande Nino riceve
importanti riconoscimenti come il Nastro d'argento
ottenuto per "Questa volta parliamo di uomini" (1956),
di Lina Wertmuller, in cui Manfredi interpreta quattro
diversi ruoli. Un successo anche come regista, come "Per
grazia ricevuta" (1970), del quale è anche protagonista,
premiato a Cannes. E ancora nastro d'argento e premio
per l'interpretazione con "In nome del Papa Re" di Luigi
Magni (1977).
Ma nonostante il successo come attore cinematografico
non dimentica il teatro e porta sulle scene "Rugantino"
(1963) di Garinei e Giovannini. Indimenticabili sono
anche le sue apparizioni in Tv, dall'edizione del 1960
di Canzonissima, dove conquista il pubblico, al fianco
di Delia Scala e Paolo Panelli, al commovente Geppetto
nel "Pinocchio" di Luigi Comencini del '72 fino ad
arrivare ai giorni nostri con la serie-Tv "Linda e il
Brigadiere" accanto a Claudia Koll.
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